Un giubilo di ittico al Centro Agroalimentare Roma

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UN GIUBILO DI ITTICO AL CENTRO AGROALIMENTARE ROMA

Prosegue il nostro giro di interviste nel Centro Agroalimentare. Oggi, o meglio questa notte, tocca al Mercato Ittico. Anche in questo Mercato non ti aspetti di trovare delle “grossiste” ed invece, via via che si alzano le saracinesche degli stand, ce ne sono. Eccome!

Non è stato facile individuare l’operatore dal quale partire …. Ci ha aiutato l’aver saputo di un “giovane” che ha, ormai da cinque anni, compiuto il suo primo giubileo professione “pescivendolo”.

Lui è Romano Rosati. Lo incontriamo allo stand 42 del Mercato Ittico. L’Azienda si chiama Al. An. Pesca Srl, dal nome dei figli Alessandro ed Andrea, di cui poi ci parlerà.

Ci accoglie sorridente. Quello che però maggiormente ci mette a nostro agio è il suo sguardo bello e buono, come quello di un nonno verso un nipote …..

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BUONA NOTTE O BUON GIORNO? TU O LEI? DA CHE PARTE COMINCIAMO?

Cominciamo dall’inizio. Classe 1942 (ce lo dice con una certa solennità). Vuol dire che sono nato in piena guerra e pertanto ti puoi già fare un’idea. Figlio unico ho perso mio padre quando avevo diciotto anni. E’ stato un brutto colpo, specie perché ho dovuto interrompere gli studi per mettermi a lavorare, dovendomi assumermi la responsabilità di mia madre. Ho messo i libri nell’armadio e ho iniziato a cercare lavoro.

COSA STUDIAVA?

Frequentavo l’Istituto di Ragioneria Quintino Sella a Portico d’Ottavia.  Conoscevo tutti lì. Ero al terzo anno quando è morto mio padre. Però in realtà non ho proprio smesso perché, come ho potuto, mi sono iscritto alle scuole serali ed ho ripreso, sino a diplomarmi.

COMPLIMENTI ROMANO. MA COME E’ DIVENUTO “PESCIAROLO”?

Non si dice “pesciarolo”, quello è romano, ma “pescivendolo”. Ti dicevo che mi sono dovuto cercare lavoro e come succede in questi casi ho cominciato a chiedere e così, spargendo la voce, ho trovato da lavorare presso una ditta di pesce al Mercato di Via Ostiense. Si chiamava “Ditta Orsini”.

DICIOTTO ANNI NON ERANO PROPRIO POCHI A QUEI TEMPI. COME SI E’ ORGANIZZATO?

Non erano pochi ma manco tanti! Oggi i figli crescono nel “ventre di vacca”, non conoscono il sacrificio vero ( però quel ragazzo che si sbraccia avanti ed indietro a mettere in ordine le cassette sulle pedane non abbiamo dubbi che sia proprio il figlio). Mi alzavo intorno alle due di notte e se c’erano i soldi si prendeva il tram, altrimenti te la facevi a piedi. Abitavo a Tor Marancia e quindi andava anche bene. Non dovevo camminare tanto.

COME FUNZIONAVANO I MERCATI?

Bene!

IN CHE SENSO BENE? SEMBRA QUASI VI SIA UN RIMPIANTO.

Beh, un pochino c’è. Ero giovane ed il mercato era molto diverso. Tanta gente, si contrattava il prezzo all’apertura e tutti i giorni si effettuava la vendita al minuto. Si lavorava più o meno dalle quattro di notte fino alle undici di giorno. La clientela era “romana” nel senso che ci conoscevamo bene. Molti clienti erano ebrei: per loro erano particolarmente allettanti i merluzzi, perché li aprivano a metà per prendere le uova da trasformare in bottarga, e gli aliciotti. Quello che gli era consentito.

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TUTTO MOLTO BELLO ALLORA!

Non proprio tutto. E’ stata una gavetta lunga e dura, a volte durissima, una scuola di vita durata oltre quindici anni. Per cinque volte sono stato “sotto padrone”. Adesso non sapete neanche cosa voglia dire.

E POI?

Dalla concessione comunale, che avevo sub affittato, con grandi sacrifici e grandi numeri, capisci che voglio dire (abbassa il tono della voce come se fosse una cosa di cui sarebbe meglio non parlare), ho riscattato l’azienda. Oggi sono soddisfatto. Ho fatto tutto quello che dovevo dalla A alla Z. Ci vuole umiltà, tanta umiltà per riuscire a fare bene nella vita.

HA AVUTO TEMPO PER LA FAMIGLIA?

Certo che si! A 27 anni mi sono sposato con Maria Pia, l’amore di una vita! Il prossimo anno sono 50 anni di matrimonio.

AUGURI DI CUORE MA, LA PREGO, CONTINUI A RACCONTARCI.

Da mia moglie ho avuto quattro figli, due maschi e due femmine (si fa triste raccontandoci della perdita a causa di un incidente in moto di uno dei due figli e noi non insistiamo). Il maschio lavora con me. E’ quello che sta mettendo le cassette sulla pedana (ce lo presenta e non ci siamo sbagliati). Avrei voluto che anche le femmine lo facessero, sono di idee larghe io, ma i loro mariti hanno preferito altro. Sono in un “altro reparto”. Pazienza. Però ho otto nipoti. Non si sa mai!

TORNIAMO UN PO’ INDIETRO. SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO?

Si e no. Il passato è passato e non può tornare. Di quei tempi mi manca la schiettezza, la semplicità nel lavoro e la quantità di pesce. Oggi ci sono molte regole, forse troppe, anche per lo stesso consumatore e troppe regole uccidono il mercato. Mica hanno studiato tutti greco e latino. Quei nomi scientifici, ma chi se li ricorda!

TRA L’ECCESSO ED IL DIFETTO “IN MEDIO STAT VIRTUS” DICEVANO GLI ANTICHI.

Sono d’accordo con loro. Le regole che garantiscono la salubrità del prodotto, la sicurezza per quanto riguarda la provenienza, la freschezza, ecc…. sono importanti, ma non lo è entrare nello specifico. La carne se non è proprio buona fa male, il pesce può far venire giusto un po’ di mal di pancia (qui ci sembra un tantino di parte). Se è buono per i miei nipoti è buono per tutti.

E QUINDI?

Quindi è giusto che ci sia un Regolamento deciso dalla Società di gestione (il CAR ScpA) che ci aiuta a svolgere bene il nostro lavoro, ma ancora più utile sarebbe avere presente, qui con noi al Mercato, qualcuno che lo faccia rispettare, che sappia cogliere i problemi e che capisca come risolverli. Qualcuno che riesca a farci sentire uniti, a farci recuperare il senso di appartenenza ad una categoria storica, a farci sentire “NOI DELL’ITTICO”. Per questo sono contento che adesso avete iniziato a venire voi della Società. L’altra sera c’era il capo con quello alto (il Direttore Generale ed il Responsabile Ufficio Operations), e ci siamo messi a parlare di quello che va bene e di quello che invece bene non va. Ora sta ad ognuno cogliere questa opportunità di apertura. Trincerarsi dietro le barricate, pensando di avere tutte le ragioni, non serve a niente.

CHE COSA DESIDEREREBBE PRIMA DI OGNI ALTRA COSA?

Anticipare l’apertura a mezzanotte e mezza. Non nuocerebbe nessuno.

Inizia o forse finisce il Mercato. Un mare grande in questo padiglione, fatto di colori e forme diverse, di voci e di odori. Si, perché dopo un po’ ci si fa il naso. Non è più “puzza”. Se lo guardi bene è bello davvero. Nella sua freschezza profuma di mare e per una volta, per una notte, quel mare ci ha accolto, benevolente, con gli occhi dolci di chi da una vita si alza silenziosamente a notte fonda per andare a lavorare, mentre moglie e figli continuano a dormire, tranquilli, nel loro letto.

L’amico di Romano, quello con il quale, come lui ci ha detto “non ci sono segreti” , Giuliano, un altro giovane di ottanta anni, ci chiama. In una busta c’è un merluzzo fresco per noi, “è vivo”. Ci dice orgoglioso che ci portiamo a casa “uno zucchero”. Lo ringraziamo, ma lui ringrazia noi ed il suo sguardo pieno di soddisfazione ci aiuta ad accettare.

Nel Mercato Ittico del Centro Agroalimentare di Roma c’è anche questo valore aggiunto: un sentimento di rispetto per chi dimostra rispetto. 

Sono le tre del mattino. Ce ne andiamo, anche un po’ a malincuore.  

Speriamo, nell’intimo, di tornare per festeggiare, insieme a Romano, ancora un altro giubileo.

 

Ufficio Sviluppo CAR